La promessa del Segretario di Stato Marco Rubio di ‘smontare’ la CPI ‘mattone dopo mattone’, come riportato ieri, sembra denotare un allarmante passaggio da situazioni specifiche, quali ad esempio la giurisdizione su una data situazione, alla radicale eliminazione della Corte nel suo complesso.
Gli americani – afferma – sono a rischio di rientrare sotto la sua giurisdizione, il ché priverebbe gli USA della loro indipendenza, un’allegazione che solleva grossi interrogativi su come la Casa Bianca concepisca lo status dei cittadini statunitensi in giro per il mondo, considerato che i tribunali di tutto il mondo hanno giurisdizione sugli americani.
I cittadini di un paese sono normalmente soggetti alla giurisdizione di altri paesi ove applicabile, nessuno ne dubita; nel caso di un tribunale come la CPI lo stesso vale, ossia la Corte esercita la giurisdizione su cittadini USA al ricorrere dei criteri di applicazione, così come su ogni cittadino di uno Stato non membro. Tale è certamente la situazione rispetto ai crimini dello Stato di Roma (genocidio, crimini contro l’umanità, crimini di guerra), eccetto il reato di aggressione, per cui la nazionalità effettivamente rileva (art.15-bis(5)).
La CPI è un tribunale di diritto internazionale, non solo nel nome, ma in quanto è supportato da una maggioranza significativa della comunità internazionale, operando con standard procedurali estremamente garantistici in termini di giusto processo (requisito imprescindibile); a ciò si aggiunga che è un organismo riconosciuto espressamente dall’ONU, legittimato ad operare su mandato del Consiglio di Sicurezza. Gli stessi USA, che siedono nello UNSC , si sono avvalsi della CPI, quando ad es. hanno rimesso alla stessa l’indagine sulla Libia.
Dunque, che cosa farebbe – ipotizziamo – l’Italia, se un altro paese annunciasse l’intento di smontare i suoi tribunali e il suo sistema giudiziario ‘mattone dopo mattone’? La reazione dell’Italia sarebbe ferma, dato che una simile condotta rileva quale interferenza, se non vero e proprio attacco alla sua sovranità, siccome i nostri tribunali sono un pezzo dello Stato, di una nazione sovrana e indipendente che non riceve ordini da nessuno.
La CPI è a tutti gli effetti uno dei tribunali dell’Italia, che è parte allo Statuto di Roma come la Francia, la Germania, il Regno Unito, la Spagna, facendo la prima parte integrante dei loro sistemi giudiziari, costituendo il suo livello apicale, teso a far valere le responsabilità di chiunque grazie al suo status di tribunale di diritto internazionale.Un attacco contro la CPI è sicuramente un attacco contro le istituzioni degli Stati Membri, nonché a quelle dell’ONU, atteso che la CPI ha funzione di perseguire e giudicare casi sulla base di specifici mandati del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, oltre ad altre funzioni che la riferiscono all’ONU.
Gli Stati Membri dello Statuto di Roma – che piaccia o meno – hanno un obbligo di proteggere la CPI alla stregua delle loro istituzioni, non possono accettare che un altro paese decida unilateralmente di annullarla, o peggio assuma azioni aggressive nei suoi confronti.